Introduzione alla traduzione Equivalenza e fedeltà: tradurre il senso, non le parole
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Introduzione alla traduzione · Lezione 2 di 6 · circa 10 minuti di lettura

In breve

Una traduzione deve essere “fedele”, ma fedele a che cosa? Alle parole dell’originale, al suo senso, all’effetto che produce sui lettori? Gli studiosi hanno risposto con il concetto di equivalenza. Le distinzioni più famose sono quella di Eugene Nida tra equivalenza formale e dinamica e quella di Lawrence Venuti tra traduzione addomesticante e straniante. Non sono regole, ma due poli tra cui ogni traduttore si muove.

Concetti chiave

Termine Che cosa significa
Equivalenza Il rapporto tra testo di partenza e testo di arrivo che fa dire “questa è una traduzione di quello”
Equivalenza formale Fedeltà alla forma e al contenuto dell’originale (Nida)
Equivalenza dinamica Fedeltà all’effetto: il lettore di arrivo deve reagire come quello di partenza (Nida)
Addomesticamento (domestication) Avvicinare il testo al lettore, rendendolo familiare (Venuti)
Straniamento (foreignization) Avvicinare il lettore al testo, conservandone l’estraneità (Venuti)

La spiegazione

Due strade, già nel 1813

Nel 1813 il filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher scrisse che il traduttore ha davanti due strade: o lascia in pace l’autore e porta il lettore verso di lui, o lascia in pace il lettore e porta l’autore verso di lui. È un’immagine ancora oggi molto citata, perché descrive bene la scelta di fondo di ogni traduzione.

Nida: equivalenza formale e dinamica

Il linguista americano Eugene Nida, che lavorava alle traduzioni della Bibbia in moltissime lingue, propose nel 1964 una distinzione diventata classica:

  • l’equivalenza formale cerca di riprodurre il più possibile la forma dell’originale: struttura delle frasi, immagini, parole. Il lettore deve capire il testo “nel suo contesto”;
  • l’equivalenza dinamica cerca di produrre sul lettore di arrivo lo stesso effetto che l’originale aveva sui suoi lettori, anche cambiando le immagini.

Un esempio di Nida stesso: per lettori che non hanno mai visto la neve, l’espressione biblica “bianco come la neve” si potrebbe rendere con un’immagine locale, come “bianco come le piume dell’airone”. La traduzione formale conserva la neve; quella dinamica conserva l’effetto (“bianchissimo”).

Venuti: addomesticare o straniare

Nel 1995, nel libro The Translator’s Invisibility, Lawrence Venuti riprese l’idea di Schleiermacher. Notò che nel mondo di lingua inglese si apprezzano le traduzioni che “non sembrano traduzioni”, scorrevoli e familiari: in questo modo il traduttore diventa invisibile e la cultura straniera viene cancellata.

  • Una traduzione addomesticante adatta nomi, riferimenti e stile alla cultura di arrivo: Thanksgiving dinner può diventare “il pranzo delle feste”.
  • Una traduzione straniante conserva i riferimenti stranieri e lascia percepire che il testo viene da altrove: “la cena del Ringraziamento”, magari con una breve spiegazione.

Venuti difende lo straniamento come forma di rispetto per le altre culture. Ma nella pratica quasi tutte le traduzioni mescolano le due strategie, secondo il testo e lo scopo.

Fedeltà: a che cosa?

Il concetto di fedeltà ha senso solo se ci chiediamo che cosa conta di più in quel testo:

  • in un contratto conta la precisione del contenuto, anche a costo di frasi un po’ rigide;
  • in una poesia contano il ritmo, i suoni, le immagini;
  • in una pubblicità conta l’effetto: far ricordare il prodotto, far sorridere;
  • in una barzelletta conta che faccia ridere, anche se bisogna cambiare il gioco di parole.

Per questo si dice che si traduce il senso, non le parole. Già san Girolamo, il traduttore latino della Bibbia (IV–V secolo), dichiarava di tradurre “non parola per parola, ma senso per senso” (non verbum e verbo sed sensum de sensu), con l’eccezione proprio delle Scritture.

Lo schema: due poli

Più vicino all’originale Più vicino al lettore
Schleiermacher: il lettore va verso l’autore L’autore va verso il lettore
Nida: equivalenza formale Equivalenza dinamica
Venuti: straniamento Addomesticamento
Si sente che è una traduzione Sembra scritto nella lingua di arrivo

Errori comuni e falsi miti

  • “Fedele vuol dire letterale.” Si può essere letterali e infedeli al senso: “piove gatti e cani”.
  • “L’addomesticamento è sempre sbagliato.” In un libro per bambini o in una pubblicità può essere la scelta giusta.
  • “Lo straniamento vuol dire tradurre male, in un italiano strano.” Vuol dire conservare i riferimenti culturali dell’originale, non scrivere frasi sgrammaticate.
  • “Nida e Venuti dicono la stessa cosa.” Si somigliano, ma Nida guarda soprattutto all’effetto sul lettore, Venuti al rapporto di potere tra le culture.

Esercizi

1Addomesticante o straniante?

Per ogni scelta di traduzione scrivi “addomesticante” o “straniante”.

  1. Thanksgiving → “il Giorno del Ringraziamento”
  2. a pint at the pub → “una birra al bar”
  3. Mr Smith lasciato Mr Smith in un romanzo
  4. peanut butter and jelly sandwich → “panino con la Nutella”
  5. Fahrenheit lasciati e spiegati in nota
Vedi la soluzione
  1. straniante (conserva la festa americana)
  2. addomesticante
  3. straniante
  4. addomesticante
  5. straniante

2Che cosa conta di più?

Per ogni testo spiega a che cosa deve essere fedele soprattutto la traduzione.

  1. Il foglietto illustrativo di un farmaco.
  2. Uno slogan pubblicitario.
  3. Una filastrocca per bambini.
  4. Una sentenza di un tribunale.
Vedi la soluzione
  1. Al contenuto, con la massima precisione (dosi, avvertenze).
  2. All’effetto: deve essere breve, memorabile, convincente.
  3. Al ritmo, alle rime e al gioco: il contenuto si può cambiare.
  4. Al contenuto giuridico e alla terminologia, anche a costo di frasi rigide.

3Due traduzioni

Un romanzo americano dice: “We had pumpkin pie, like every Thanksgiving.” Scrivi una traduzione straniante e una addomesticante, e spiega quale sceglieresti per un romanzo per adulti.

Vedi la soluzione

Straniante: “Mangiammo la torta di zucca, come ogni Giorno del Ringraziamento.” Addomesticante: “Mangiammo il dolce di sempre, come a ogni festa di famiglia.” Per un romanzo per adulti di solito si sceglie la prima: il lettore sa che la storia è ambientata negli Stati Uniti, e il riferimento fa parte dell’atmosfera.

Per approfondire

  • U. Eco, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Bompiani. Un classico, chiaro e pieno di esempi.
  • B. Osimo, Manuale del traduttore, Hoepli. Guida pratica alla teoria e al mestiere.
  • J. Munday, Introducing Translation Studies, Routledge. Il manuale di riferimento sulle teorie della traduzione, in inglese.
  • M. Baker, In Other Words: A Coursebook on Translation, Routledge. Un corso di traduzione con molti esercizi, in inglese.

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