Introduzione alla traduzione Che cosa vuol dire tradurre
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Introduzione alla traduzione · Lezione 1 di 6 · circa 9 minuti di lettura

In breve

Tradurre non vuol dire sostituire ogni parola con la parola corrispondente di un’altra lingua. Vuol dire ricreare in un’altra lingua un testo che faccia, per i suoi nuovi lettori, quello che l’originale faceva per i suoi. Per questo ogni traduzione è fatta di scelte. Gli studi sulla traduzione (Translation Studies), nati come disciplina autonoma negli anni Settanta del Novecento, studiano proprio queste scelte: come si fanno, perché, con quali effetti.

Concetti chiave

Termine Che cosa significa
Testo di partenza (TP) L’originale; in inglese source text (ST)
Testo di arrivo (TA) La traduzione; in inglese target text (TT)
Lingua e cultura di partenza / di arrivo Le lingue e i mondi culturali da cui e verso cui si traduce
Traduzione interlinguistica Da una lingua a un’altra: la traduzione “in senso proprio”
Traduzione attiva e passiva Verso una lingua straniera (attiva) o verso la propria lingua madre (passiva)

La spiegazione

Tre modi di tradurre secondo Jakobson

Nel 1959 il linguista Roman Jakobson, nel saggio On Linguistic Aspects of Translation, distinse tre tipi di traduzione:

  • endolinguistica (o riformulazione): spiegare un testo con altre parole della stessa lingua, come quando si “traduce” Dante in italiano di oggi;
  • interlinguistica: passare da una lingua a un’altra, dall’inglese all’italiano;
  • intersemiotica: passare da un sistema di segni a un altro, per esempio da un romanzo a un film.

Questo corso si occupa della seconda, ma la distinzione è utile: mostra che tradurre è un’operazione sul significato, non sulle parole.

Perché non basta il dizionario

Prova a tradurre parola per parola It’s raining cats and dogs: “Piove gatti e cani”. Ogni parola è giusta, la frase è sbagliata. In italiano si dice “piove a catinelle”. Le lingue non sono elenchi di etichette diverse per le stesse cose:

  • dividono la realtà in modo diverso: l’italiano ha una sola parola, “nipote”, dove l’inglese ne ha quattro: nephew, niece, grandson, granddaughter; l’inglese ha you per “tu”, “voi” e “Lei”;
  • hanno espressioni idiomatiche che non si possono scomporre;
  • portano con sé una cultura: Thanksgiving, il “panettone”, il GCSE inglese o la “maturità” non hanno un equivalente perfetto.

Un’attività di decisione

Ogni frase offre al traduttore più soluzioni possibili. She’s a doctor: “è medico”, “è una dottoressa”, “fa il medico”? Dipende dal contesto, dal tono del testo, da chi leggerà. Per questo si dice che tradurre è un’attività di decisione: il traduttore non trova “la” traduzione giusta, ma sceglie la soluzione migliore per quello scopo e quel lettore. Due buone traduzioni dello stesso testo possono essere molto diverse.

“Traduttore, traditore”?

Il famoso gioco di parole suggerisce che ogni traduzione tradisca l’originale. Umberto Eco, nel libro Dire quasi la stessa cosa (2003), propone un’idea più equilibrata: tradurre è negoziare. Si rinuncia a qualcosa (un gioco di parole, una rima, un suono) per salvare quello che conta di più in quel testo. La traduzione perfetta non esiste, ma esistono traduzioni migliori e peggiori, e si possono valutare.

Che lavoro fa il traduttore

Il traduttore professionista lavora quasi sempre verso la propria lingua madre (traduzione passiva), perché lì controlla le sfumature. I campi principali sono la traduzione tecnica e scientifica, giuridica, medica, commerciale e di siti web (localizzazione), la traduzione editoriale (narrativa, saggistica) e quella audiovisiva (sottotitoli, doppiaggio). Oggi gran parte del lavoro passa anche per la revisione dei testi tradotti dalle macchine (lezione 5).

Lo schema: che cosa entra in gioco in una traduzione

Elemento Domanda del traduttore
Il testo di partenza Che cosa dice, e come lo dice?
Lo scopo A che cosa deve servire la traduzione?
Il lettore di arrivo Chi la leggerà, che cosa sa già?
La lingua di arrivo Come si direbbe in modo naturale?
La cultura di arrivo I riferimenti culturali saranno capiti?

Errori comuni e falsi miti

  • “Per tradurre basta conoscere bene due lingue.” Serve anche saper scrivere molto bene nella lingua di arrivo, conoscere le culture e l’argomento, saper fare ricerca.
  • “La traduzione migliore è la più letterale.” Una traduzione troppo letterale spesso tradisce il senso e suona innaturale.
  • “Esiste una sola traduzione giusta.” Esistono più soluzioni accettabili; alcune sono migliori per un certo scopo.
  • “Con la traduzione automatica il traduttore non serve più.” Le macchine aiutano molto, ma servono persone che controllino, correggano e decidano (lezione 5).

Esercizi

1Che tipo di traduzione?

Secondo Jakobson, ogni caso è endolinguistico, interlinguistico o intersemiotico?

  1. Un film tratto da I promessi sposi.
  2. Una versione in inglese di Il nome della rosa.
  3. Una parafrasi in italiano moderno di un canto dell’Inferno.
  4. Un fumetto tratto dall’Odissea.
Vedi la soluzione
  1. intersemiotica (dalle parole alle immagini)
  2. interlinguistica
  3. endolinguistica
  4. intersemiotica (anche se c’è testo, cambia il sistema di segni)

2Parola per parola

Spiega perché la traduzione letterale non funziona e proponi una traduzione naturale in italiano.

  1. It’s raining cats and dogs.
  2. Break a leg! (detto a un attore prima dello spettacolo)
  3. It’s not my cup of tea.
Vedi la soluzione
  1. Espressione idiomatica: “piove a catinelle”.
  2. Augurio scaramantico del teatro: “in bocca al lupo!”.
  3. “Non fa per me”, “non è il mio genere”.

3Le lingue dividono il mondo

Traduci in inglese “Mio nipote” in tre contesti diversi: il figlio di mia sorella, la figlia di mio figlio, il figlio di mio figlio. Che cosa ti dice questo esercizio?

Vedi la soluzione

My nephew · my granddaughter · my grandson. L’italiano usa una sola parola dove l’inglese ne ha quattro (nephew, niece, grandson, granddaughter): per tradurre bisogna sapere a chi si riferisce la parola, cioè conoscere il contesto.

Per approfondire

  • U. Eco, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Bompiani. Un classico, chiaro e pieno di esempi.
  • B. Osimo, Manuale del traduttore, Hoepli. Guida pratica alla teoria e al mestiere.
  • J. Munday, Introducing Translation Studies, Routledge. Il manuale di riferimento sulle teorie della traduzione, in inglese.
  • M. Baker, In Other Words: A Coursebook on Translation, Routledge. Un corso di traduzione con molti esercizi, in inglese.

I programmi cambiano da ateneo ad ateneo: quando inizi il corso, controlla sempre quale manuale adotta il tuo docente.

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